I fattori per monetizzare i social network
Negli ultimi mesi si parla sempre di più di social network, e della enorme mole di dati personali che hanno sugli utenti. Utilizzando le normali metriche (cpm, impression) questi siti dovrebbero essere delle incredibili macchine da soldi.
Ma i social network stanno davvero guadagnando un sacco di soldi?
Da buon contrarian esaminerò alcune problematiche dei social network :
- Il probema del CTR: è inversamente proporzionale al coinvilgimento
- Non confondere interesse con intento
- Il magazzino banner non è omogeneo ma è piramidale
- I contenuti (quando ci sono) sono UGC e non controllati
1. CTR e Engagement
I social network sono strutturati per generare un alto numero di pagine viste: la maggior parte degli utenti non fa altro che cliccare, cliccare, cliccare da un profilo all’altro. Sistemi di feed e notifiche ti spigono a fare login molte volte al giorno. Questo si chiama “Engagement” ovvero coinvolgimento, ed è la forza dei social network, che infatti non hanno bisogno di avere traffico da google o da adv. Ma questo porta uno svantaggio: tanto più il sito ha pagine viste (e pagine viste dagli stessi utenti) e tanto piu il clicktrought (CTR) si abbassa.
Ecco uno ottimo diagramma tratto da un articolo di MikeOnAds. Questa questione dell’engagement (o coinvolgimento) che si correla negativamente alla clickthrough rate è ben documentata ed avviene in tutti i network. I siti social hanno anche 40-50 pagine viste ad utente a sessione contro una media di 5-10 dei siti tradizionali. Lo schema di cui sopra si spiega in vari modi: se un utente vede 20 volte la stessa pubblicità ma può cliccare solo una volta è ovvio il tasso di click si abbassa.
Ed anche se uno avesse 40 pubblicità nella sua sessione tutte diverse, è verosimile che un utente in una sessione dove è molto “coinvolto” potrà cliccare poco altrimenti uscirebbe dalla sua navigazione cosi interessante.
I siti social hanno quindi un diverso rapporto tra utenti unici e media di pagine viste, cosa che abbassa il CTR e quindi inevitabilmente abbassa il valore della inventory.
Quanto sono negative le clickthrough rate, esattamente? Si suppone che per tutti i social network, una percentuale tra lo 0,01% e lo 0,05% sia lo standard. Potreste avere delle CTR più alte in alcune aree molto specifiche, come ad esempio subito dopo il completamento di un’operazione da parte di un utente (la composizione di un e-mail, la conoscenza di una persona per amicizia, ecc), ma in generale saranno alquanto basse. Per esempio è statao riportato che il CTR di Facebook è all’incirca dello 0,04% .
Nella mia esperienza con il nostro social network, devo dire che abbiamo risultati migliori, anche verso lo 0,20% ma questo accade perche c’ è una composizione maggiore di contenuto VS le features sociali.
2. L’interesse non va confuso con l’intento
Si dice che il grande valore dei social network come facebook o myspace è nei dati sull’utente, e che questo puo permettere pubblicità profilata.
Ogni utente ha molte KW su hobby e preferenze (jogging, cucina, viaggi) ed erogando adv contestualmente alle preferenze si potrebbe pensare di trovarsi a tante pagine simili a google (come valore). Vero? Mica tanto.
La ragione è che l’interesse in un argomento è diverso dall’intento o propensione all’ acquisto.
Avere “viaggi” tra le proprie passioni nel profilo è completamente diverso da cercare in un motore di ricerca “offerte viaggi”. Quest’ultimo indica una propensione immediata all’acquisto mentre il primo indica una generica ed occasionale propensione all’acquisto di viaggio. La differenza è fondamentale nella generazione di un lead e quindi nella valorizzazione dell’adv.
Così potremmo citare un’altro esempio : un profilo che ha “Sci” tra gli sport preferiti VSe cercare in un motore di ricerca “sci Rossignol”. Due mondi diversi, due valori diversi.
Indubbiamente, la presenza di una campagna brand (es sci rossignol) nel profilo dove è presente “sci” è una buona soluzione per l’advertiser, ma si tratta di campagne ad impression, e lì c’è comunque il problema del CTR.
3. Il magazzino (inventory) non è omogeneo
Si sente dire che i CPM per uno di questi social network siano X $ (es 4 dollari CPM). È vero: è esattamente il prezzo che ALCUNE persone pagano per l’inventory (o spazio pubblicitario). Tuttavia, in generale, non è così che gli editori finiscono per gestire il loro magazzino. Innanzi tutto ci sono differenze enormi tra diverse pagine (es. i prezzi delle homepage o sezioni particolari sono molto piu alti di altre sezioni minori). Le sezioni piu frequentate come i forum o pagine profilo sono quelle piu svantaggiate ma anche quelle con piu alto traffico, per cui il CPM di queste pagine è minore. In sostanza esaminando una session di un utente le prime impression sono quelle a maggior valore, quelle successive (dalla 2 alla 5) servono per campagne brand o CTR elevato, e poi si va a scendere per campagne a basso click o riempitive (es adsense) per poi lasciare autopromo o campagne a cpa. Essendo il magazzino a piramide è ovvio che sono avvantaggiati quelli che hanno un alto numero di utenti unici e un buon equilibrio di pagine viste a sessione (a mio avviso 10).
Chi invece ha un altissimo numero di pagine viste rispetto a gli unique (es. 100 come i social network) ha la maggiorparte del suo magazzino nella parte bassa della piramide.
E quindi come monetizzare ?
Bhe esistono molte altre soluzioni che non sono basate solo sulle impression e noi ad SMG stiamo lavorando molto sul social network di Giovani.it con alcuni modelli interessanti, ma qui la discussione potrebbe continuare solo davanti ad una bella birra, poi con un bella presentazione, e poi un preventivo.
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fonti e spunti :






dicembre 4th, 2007 at 4:42 pm
oh, una birra te la posso anche offrire, un preventivo invece è dura
cmq, non potrei essere più d’accordo di così con te sui punti 1,2 e 3.
dicembre 4th, 2007 at 5:26 pm
Ciao Luca
molto interessante la tua analisi. Provo però a fare un paio di considerazioni rispetto ai punti 1 e 2. E’ vero che al crescere delle PV normalmente si abbassa il CTR, così come è incontestabile il fatto che oggi la pubblicità su Facebook semplicemente non funziona. Questo è lo scenario attuale però. La speranza è che davvero i social network possano ribaltare il tavolo, presentando modelli di diffusione spontanea del messaggio in un contesto che ben si presta a questo tipo di dinamica.
Poi dici che l’interesse non va confuso con l’intento e prendi a benchmark l’immancabile Google. Mmh… vogliamo però provare a ridiscutere anche il valore reale delle pubblicità online? Deve necessariamente condurre subito all’azione o può anche lavorare più in profondità e su altri binari?
Insomma, se Rossignol si presenta a me che amo lo sci in maniera davvero “figa” e mi porta a diffondere il messaggio alla mia comunità di patiti dello sci, che a loro volta coinvolgono altra gente, credo si possa dire che l’operazione ha avuto un bel successo, no? Anche se magari nessuno si è subito comprato un nuovo paio di sci…
Il problema però è: può davvero Facebook valorizzare appieno questo nuovo tipo di comunicazione pubblicitaria sulla base dei modelli esisteti? Secondo me no!
Mi piacerebbe poi avere un tuo commento su di un altro fenomeno di rilievo, ovvero la “socializzazione” di Google, che sta pensando di coinvolgere gli utenti nella definizione del ranking dei risultati…
Per farla breve, io credo che sia Google che i social network siano o possano diventare degli straordinari veicoli pubblicitari, ma ciascuno a modo suo. Mi sembra insensato che cerchino di scimmiottarsi l’un l’altro, utilizzando strumenti e logiche totalmente inadatte ai rispettivi contesti.
Paolo
dicembre 4th, 2007 at 5:44 pm
@ Paolo
Modelli di diffusione spontanea: se ti riferisci a modelli stile Beacon (di Facebook) e simili (ed in generale al mouth2mouth) hai ragione, sono interessanti. Ma non credi che se gestiti da qualcuno NON siano piu spontanei? e se non sono più spontanei secondo me non funzionano più. Io utente se vedo che qualcuno pilota, siceramente me ne vado.
intento/intenzione: Noi ad smg viviamo grazie al display ads dove conta solo fare vedere il brand. Quindi non posso che concordare con te che tutto non puo essere ridotto a lead o click. Quello che voglio dire è che non credo che i social network potranno mai monetizzare gli interessi dei propri utenti come google fa con le nostre ricerche.
Socializzazione Google: io penso che l’algoritmo non potrà mai darci i risultati perfetti. Il motore di ricerca semantico è una grande cazzata. L’intervento umano che corregge i risultati dell’algoritmo è fondamentale.
Quello che mi fa paura è che lo faccia google…..Non pensi che siano già TROPPO potenti ?
sulle tue conclusioni: concordo in pieno. Il senso del mio intervento era questo. Alcuni commentatori dicono che Facebook è il nuovo Google. Facebook è molto figo, ma a differenza di google ha un modello di business tutto da inventare. Quello di google è solido come una roccia perche sta proprio nel mezzo tra un acquirente che cerca una cosa e il venditore che la vende.
grazie
luca
dicembre 4th, 2007 at 8:44 pm
E se questo lavoro di monetizzazzione delle inventory nel frattempo lo facesse un software (atlas o right media)
Meglio che niente nn credi!?
G
dicembre 4th, 2007 at 8:47 pm
Pero’ son curioso di sapere quello che state facendo voi
Accetto la sfida (preventivo +birra)
Fatti sentire
G
dicembre 4th, 2007 at 10:16 pm
Manca, sono d’accordissimo con Paolo, un modo ‘cool’ di presentarsi davvero, per Rossignol (e non solo per loro, beninteso). Facebook secondo me non può esserlo: da un lato, cosa fa, fa circolare le notizie positive solo sui prodotti che hanno pagato per farle girare? Se hai comprato un paio di Rossignol sì perchè sono nostri clienti, e se hai comprato un paio di Atomic invece no? Non solo: cosa succede se qualcuno scrive che i nuovi Rossignol che ha comprato fanno schifo? Facebook, che fa, diffonde anche questo messaggio a tutti i suoi contatti o lo nasconde?
Il problema vero dei social network e dei loro possibili modelli di business, imho, è che c’è un altro e più vero e più grande social network. Si chiama Internet. Perchè nessuno lo vuole usare, accontentandosi solo di “fare pubblicità”? Perchè non provano a offrire un servizio “2.0″ – o anche solo dei vecchi e utili (se gestiti bene) forum, invece di fissarsi con sta “pubblicità”? (che va bene, ma per le suonerie, i concorsi, gli sconti, i siti in cui si comprano cellulari a partire da 1 euro, quelli in cui si trovano fidanzate bellissime etc…)
dicembre 4th, 2007 at 10:42 pm
@ Gianmarco:
Atlas : concordo…sicuramente si, solo che per i social network credo ci sia un limite, se devi guadagnare 0,10 cpm e riempire il sito di banner, forse è meglio cercare altre strade.
Birra : promesso, solo che vorrei venire presentandoti un paio di cose concrete. A brevissimo, grazie
dicembre 6th, 2007 at 7:04 pm
[...] marketing by confuso su Dicembre 6th, 2007 Luca Lani, fondatore di Studenti.it (non) spiega come far soldi coi social network. Anzi, non lo spiega affatto, però nel farlo dice cose interessanti. Tagged with: social [...]
dicembre 8th, 2007 at 10:23 pm
[...] sono professionisti come Luca Lani che di pubblicità in Rete vivono e sicuramente le loro analisi possono suonare positive per chi [...]
dicembre 10th, 2007 at 2:37 am
Facebook, dopo aver strombazzato a tutto il mondo il sistema che avrebbe dovuto rivoluzionare l’advertising dei social network -il mitico Beacon- ha dovuto ritirarlo in tutta fretta dopo che un gruppo di utenti (50.000!!!) formatosi in pochi giorni ha iniziato una petizione al grido di “Facebook, stop invading my privacy!”.
L’idea era semplice, ma l’ingordigia ha rovinato tutto:
Il beacon è un cookie che FB condivide con i siti di ecommerce e che permette a FB di conoscere gli acquisti online dei propri utenti. Ottima idea, arricchimento del profilo utente e innalzamento del suo valore per l’advertiser.
Ma i furboni di FB hanno pensato di pubblicare l’informazione dell’acquisto effettuato nel sito dell’utente, così che la gente si è ritrovata fra le proprie “activities” il fatto di aver acquistato un paio di Nike o uno zaino (spero non avessero fatto accordi con siti di materiale erotico…).
Obiettivo chiarissimo, vendere ad contestuali “a la Adwords”.
Ma qualcuno si è incazzato e, fra loro, alcuni ad-buyer di brand importanti. Marcia Indietro!
Morale (1): mai prendere per il culo gli utenti, si incazzano di bestia!
Morale (2): un social network è un social network, non sarà mai efficace nei rendimenti come un search engine perchè qualcuno gli butta dentro a forza delle keyword. Bisogna trovare delle formule diverse. Ad esempio MySpace ha segmentato i propri utenti in oltre 500 gruppi di interesse, anche minuscoli (per le dimensioni USA) ed è riuscita ad alzare il CPM medio del 50%…
dicembre 10th, 2007 at 9:59 am
@pablo : sui dati di fatturato di Myspace e di Facebook c’è molto da dire.
Facebook innanzi tutto ha il 50% dei ricavi dal minimo garantito di Microsoft (70mln annui sino al 2011) che è evidentemente una marketta per evitarare che FB cadesse in altrui mani. Non ha quindi senso economico. Gli unici ricavi certi sono i circa 300 gruppi sponsorizzati dai brand per 150-300k$ (10mln) per il resto non si sa come possano arrivare a 150 mln.
Per myspace si fa sempre confunsione con i dati di FIM (fox interactive media) la conglomerata internet di News Corp in cui c’è dentro myspace. Non danno quasi mai i ricavi suddivisi. Inoltre ci sono dentro i 900 mln in tre anni del contrattone con google, contratto che peraltro è confermato metta google in dfficicoltà perche non si ripaga. Anche questo contratto è strapagato da google per evitare che Myspace potesse accordarsi con altri. Peraltro si dice che il contratto non sia stato neanche firmato
bubble bubble
http://www.alleyinsider.com/2007/09/whats-going-on-.html
dicembre 10th, 2007 at 6:20 pm
per ridere:
http://adage.com/mediaworks/article?article_id=122461
dicembre 11th, 2007 at 10:24 am
proprio oggi mi è arrivata offerta di acquisto adv per Myspace
Cosa ne dite? vale la pena? a me interessano i maschietti sui 35 anni di età
dicembre 11th, 2007 at 12:05 pm
@gm : dai prova e facci sapere (magari in pvt). Secondo quello che so io, il target medio è piu basso. I maschietti che dici tu sono circa il 15%, quindi pochini….però se loro sono in grado di targettizzare magari funziona.
dicembre 20th, 2007 at 4:17 pm
confermo i dati di Luca..troppo pochi per fare un test..